La trascendenza del Leviatano – “Non est potestas super terram quae comparetur ei”

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*Hobbes individua due tipi di Stato: Stato per istituzione (o Stato civile); Stato per acquisizione (o Stato naturale). Il dominio su qualcuno può essere realizzato in tre modi: attraverso un patto tra uomini che, al fine della pace e della difesa reciproca, si pongono volontariamente sotto l’autorità di un singolo o di un’assemblea; con un patto tra uno sconfitto e un vincitore, dove il primo promette obbedienza per evitare la morte; mediante la generazione, che implica un contratto implicito per il quale il figlio è sottomesso a chi detiene l’autorità familiare. Lo Stato civile trae origine dal primo modo, mentre quello naturale dagli altri due. In entrambi i casi il detentore del potere supremo dello Stato ha il potere assoluto sui cittadini, cioè i sudditi, che nei confronti del detentore sono privi di ogni diritto a parte quello fondamentale di autoconservazione, che è inalienabile.

Come mostra Howard Warrender nel suo libro Il pensiero politico di Hobbes, già nello stato di natura vi sono obbligazioni, garantite dall’esistenza di Dio, sulle quali si fonda la validità del patto civile (l’accordo tra uomini che permette il passaggio dallo stato di natura allo Stato civile), il quale, sottoscritto da ognuna delle persone che si riunisce per creare lo Stato civile, ha la seguente forma: “io autorizzo e cedo il mio diritto di governare me stesso a quest’uomo, o a questa assemblea, a condizione che tu gli ceda il tuo diritto, e autorizzi tutte le sue azioni in maniera simile”. Con il patto civile ogni uomo sottomette la propria volontà a quella di un singolo, e così si crea una volontà unica, che comprende tutte le volontà individuali. Chi trasferisce un diritto, trasferisce anche i mezzi per godere di esso, per quanto è in suo potere, e quindi chi sottomette la propria volontà alla volontà altrui, trasferisce a quest’altro il diritto alle sue forze e facoltà. Se tutti sottomettono la propria volontà, colui alla quale la sottomettono disporrà di tante forze da poter conformare, con il terrore suscitato da esse, la volontà degli individui all’unità e alla concordia. L’unione così fatta comporta la nascita di una nuova entità, una persona civile detta Stato, o anche Leviatano, dal nome del mostro biblico: nelle parole di Hobbes, “quel dio mortale, al quale noi dobbiamo, sotto il Dio immortale, la nostra pace e difesa, che viene garantita dal terrore della sua enorme potenza”.

Il potere del Leviatano si concretizza in due diritti fondamentali, detti “spade”: la spada della giustizia, ovvero il diritto di infliggere pene; la spada della guerra, ovvero il diritto di armare tanti cittadini quanti siano necessari per la difesa comune, e di far pace coi nemici quando opportuno. Poiché nessuno può costringere i cittadini alle armi e a sostenere spese di guerra se non ha il diritto di punire chi non obbedisce, è necessario che entrambe le spade siano congiunte nel potere supremo. Lo Stato, data la modalità della sua costituzione, ha un’origine democratica. In seguito si possono verificare diversi scenari. Il potere può rimanere al popolo, e quindi la persona civile cui ognuno si sottomette, cioè il sovrano, è l’assemblea del popolo intero; altrimenti, il potere dalla democrazia può essere affidato a un’assemblea di ottimati, fondando un’oligarchia, o a una singola persona, fondando una monarchia.

La monarchia è la forma preferita da Hobbes, anzitutto perché le altre forme hanno tempi morti per le deliberazioni governative tra una riunione e l’altra, mentre il sovrano delibera in ogni tempo e luogo; inoltre, nelle oligarchie e ancor più nelle democrazie, è facile che si affermino dei demagoghi che, per loro interesse privato e volendo risultare superiori nel confronto con gli altri governanti loro pari, ricercano il proprio vantaggio ai danni della cosa pubblica; il monarca, invece, non avendo nessuno al suo pari e fondando il suo potere e prestigio sulla cosa pubblica, ha come interesse privato l’interesse pubblico.

Sia nello Stato per acquisizione che in quello per istituzione, i cittadini, o più propriamente i sudditi, hanno sottomesso la loro volontà a quella del sovrano per contratto, autorizzando ogni atto di quest’ultimo; da questo consegue che nessuna azione del sovrano potrà essere criticata dai sudditi. Il potere del sovrano è senza limiti, poiché, sene avesse, sarebbe limitato da un potere più grande, e allora tale potere sarebbe il sovrano.

Nello Stato di acquisizione, il patto consiste in una persona, il suddito, che si obbliga all’obbedienza verso un’altra persona, il sovrano che a sua volta si obbliga a garantire al suddito la vita e la fiducia (non c’è infatti patto senza fiducia), cioè la libertà naturale. Questo vale sia nel caso dello sconfitto, sia nel caso del figlio, che necessita per sopravvivere delle cure del genitore e sottoscrive dunque un patto implicito. Nello Stato per acquisizione non è mai possibile che il suddito si liberi dalla sua obbligazione, a meno che non abbia il consenso del sovrano, poiché un patto può essere invalidato solo se tutte le parti contraenti sono concordi.

Nel patto di costituzione dello Stato per istituzione, invece, il sovrano non è parte contraente, come Hobbes tiene a sottolineare. Come si è visto, infatti, il patto è tra concittadini: ognuno si impegna nei confronti degli altri cittadini, ma il sovrano riceve il potere come un beneficio, senza impegnarsi in alcunché, e quindi senza alcun obbligo. Tuttavia, come fa notare Warrender, questo punto è controverso: il Leviatano deve essere la più potente entità terrestre, il “dio mortale”, e deve quindi risultare più potente dello Stato per acquisizione; tuttavia, mentre in quest’ultimo, se il sovrano non è d’accordo, il patto non potrà mai essere legittimamente sciolto, il Leviatano nasce da un obbligo dei sudditi tra di loro, e dunque, legittimamente, il Leviatano potrebbe essere dissolto se all’unanimità i cittadini fossero concordi nel farlo. Hobbes tiene conto di questa possibile obiezione, sostenendo che sarebbe davvero molto improbabile che tutti i cittadini, nessuno escluso, fossero d’accordo nel dissolvere lo Stato, poiché questo andrebbe contro la legge naturale, che spinge alla costituzione dello Stato. Questa non è ovviamente un’argomentazione conclusiva, poiché il fatto che una cosa sia improbabile non vuol dire che sia impossibile e, quindi, non si è risolto nulla da un punto di vista logico. Hobbes, rendendosi conto di ciò, arriva a sostenere che i cittadini hanno sì stipulato un patto tra loro, ma hanno anche conferito un beneficio al sovrano, cioè il potere assoluto, e sarebbero quindi in qualche modo obbligati anche verso di lui, poiché non ci si può riprendere il beneficio concesso. Questo è errato, e Hobbes stesso aveva sottolineato la differenza tra il danno, che è un’azione che può anche non aver a che fare con la legittimità, e il torto, che è l’azione illegittima: il togliere il beneficio concesso è un danno per il beneficiato, ma non un torto. Quindi, per quanto molto improbabile, parrebbe che il Leviatano possa essere legittimamente dissolto.

Secondo Warrender, Hobbes non avrebbe avuto bisogno di sancire che il Leviatano non fosse parte contraente del patto: se anch’egli fosse stato parte contraente, si sarebbe effettivamente risolto il problema del suo possibile dissolvimento, e lo Stato per istituzione non sarebbe risultato più debole di quello per acquisizione. Probabilmente Hobbes vuole fare sì che il sovrano non possa mai commettere torto nei confronti del suddito. Secondo Warrender, l’argomentazione non avrebbe bisogno di questa aggiunta per scagionare il sovrano dall’accusa di torto. I patti, infatti, e in particolare quello politico, sono validi solo a condizione che sussista una “sicurezza sufficiente” successiva alla loro stipulazione, ovvero che si possa essere sufficientemente certi che le parti contraenti rispetteranno il patto. Solo un esercizio senza restrizioni del potere sovrano può produrre tale sufficiente sicurezza nel caso del patto politico, e quindi il libero esercizio della sovranità diventa condizione del permanere della validità del patto. Tutto ciò vale non solo nel caso della sovranità per istituzione ma anche nel caso della sovranità per acquisizione e sfugge pertanto alle obiezioni sollevate dal problema della partecipazione del sovrano alla stipulazione del patto.

Allora, perché Hobbes tiene a sottolineare che il Leviatano non è parte contraente? Per Warrender resta un problema aperto. Se qualcuno andasse a leggere il libro di Giobbe al capitolo 40, dove Dio descrive a Giobbe il Leviatano, si potrebbe trovare un motivo scritturale. In un versetto Dio pone la seguente domanda a Giobbe, presupponendo una risposta negativa: “(Il Leviatano) Stringerà forse con te un patto, perché tu lo prenda/ qual servo per sempre?”. Secondo le Sacre Scritture, dunque, il Leviatano non stringerebbe mai patti che lo vincolino. Ma, nonostante la rilevanza delle Sacre Scritture per Hobbes, aspetto che viene spesso trascurato, questo versetto non ha alcuna forza argomentativa.

Ritengo tuttavia che si possa trovare una soluzione al problema e comprendere come mai il Leviatano non deve essere parte contraente nel contratto. Anzitutto la risposta di Warrender è, sempre a mio parere, assai poco convincente. È vero che l’esercizio della sovranità deve essere libero e illimitato, ma ci si deve ricordare che alcuni diritti non possono essere trasferiti, per esempio non può essere trasferito il diritto all’autoconservazione. Il sovrano ha quindi abbastanza forza per uccidere il cittadino X, ma X non può autorizzarlo a ciò in nessun modo. Nello Stato per istituzione, se il sovrano vuole uccidere X, il patto risulta dunque invalido per X, in quanto per lui non ci sono più le condizioni di “sicurezza sufficiente”. X può allora legittimamente opporsi alla sua esecuzione in tutti i modi, ma verrà sopraffatto dall’infinita forza del Leviatano, che, a sua volta legittimamente (qualora sia fatto in buona coscienza, cioè per la tutela dello Stato) lo giustizia, non essendo vincolato in nessun modo. Nello Stato per acquisizione invece, se prendiamo lo stesso caso, poiché il sovrano si è obbligato nei confronti di X a garantirgli la vita e la libertà, a meno che X non sia venuto meno alla sua obbligazione, invalidando illegittimamente il patto, qualunque sia la ragione dell’esecuzione, il sovrano commette un torto. Il sovrano chiaramente non potrà essere giudicato per la sua illegittimità dagli altri sudditi, che sono anch’essi vincolati a lui dall’obbligazione di sottomissione; occorre però ricordare che il sovrano è sottomesso a Dio, che è garante del valore di qualunque obbligazione. Sebbene il sovrano di fatto non venga punito, grazie alla presenza di Dio, egli si trova effettivamente nell’illegittimo. Il Leviatano, dunque, risulta l’unico potere realmente legittimo, in quanto non rischia mai di cadere nell’illegittimo se agisce secondo coscienza; mentre nello Stato per acquisizione, anche se agisce secondo coscienza, il sovrano può cadere nell’illegittimo.

Un’altra argomentazione a favore della necessità di specificare che il Leviatano non sia parte contraente nel patto politico ha che fare con la legge naturale, in particolare con l’ottava legge (ottava nella numerazione del De Cive, nona in quella del Leviatano): ciascuno sia considerato uguale agli altri per natura. La disuguaglianza, infatti, può tutt’al più riguardare lo Stato civile ed è sancita dalle leggi, ma non riguarda lo stato di natura, dove tutti sono uguali. In ogni caso, spiega Hobbes, per conseguire la pace occorre che gli uomini siano considerati uguali poiché essi non entrerebbero in condizioni di pace tra loro, stipulando il patto politico, se non a condizioni eguali. Quindi gli uomini non si sottometterebbero per contratto a qualcuno. La sottomissione risulta dal contratto, ma lo trascende, poiché l’entità che si crea da esso, il Leviatano, non è un’entità pre-esistente al contratto.

Riassumendo, è solo grazie alla trascendenza del Leviatano rispetto al contratto che esso può nascere e che si può creare lo Stato civile. Ed è sempre grazie a tale trascendenza che il potere del sovrano può essere pienamente legittimo; ecco allora perché mai il Leviatano “Stringerà con te un patto, perché tu lo prenda/ qual servo per sempre”.

Beniamino Peruzzi

*Per la lettura di questo articolo si consiglia la lettura dell’articolo L’obbligazione nello stato di natura: critica al pensiero politico di Hobbes (link: https://universitarianweb.com/2014/06/06/lobbligazione-nello-stato-di-natura-critica-del-pensiero-politico-di-hobbes/)

Bibliografia

HOBBES T., De Cive, Bibliotheque, 2012
HOBBES T., Leviatano, Bur Rizzoli, 2011
WARRANDER  H., Il pensiero politico di Hobbes, Laterza, 1995

Immagine

http://gilda35.com/2012/05/22/il-successo-del-leviatano-digitale/#axzz391r1iJYy

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