Sistemi pensionistici – La classificazione e i metodi di calcolo delle prestazioni

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Dopo aver visto in generale i sistemi pensionistici nel precedente articolo*, possiamo addentrarci nella loro classificazione. Essi possono essere a ripartizione o a capitalizzazione, in base alle differenti modalità di finanziamento a cui possono essere associati criteri differenti di determinazione delle prestazioni.

In un sistema a ripartizione, il gettito contributivo totale riscosso in ogni periodo è destinato al finanziamento delle prestazioni pensionistiche erogate in quello stesso periodo; in tale sistema non si ha alcuna necessità di accumulare riserve per far fronte ai pagamenti: il gettito contributivo a carico della popolazione attiva finanzia direttamente le pensioni di coloro che hanno cessato l’attività lavorativa. Per chiarire meglio il concetto, si pensi all’anno 2015: i lavoratori daranno contributi in tale anno non per accumulare ricchezza che serva a loro stessi una volta in pensione, ma quegli stessi contributi saranno usati direttamente per finanziare le prestazioni di coloro che risultano in pensione nell’anno 2015. Infatti, in questo tipo di sistema, si parla di contratto generazionale: la popolazione attiva si fa direttamente carico degli individui che non lavorano più.

In un sistema a capitalizzazione, invece, i contributi versati dai lavoratori nel loro periodo di attività vengono investiti sul mercato dei capitali. Gli stessi lavoratori percepiranno una pensione pari ai contributi versati negli anni lavorativi aumentati del rendimento ottenuto dal loro impiego nel mercato. In tale sistema è quindi presente il meccanismo di accumulazione di riserve a livello individuale: la pensione di ognuno corrisponde a quanto messo da parte durante tutto il periodo lavorativo e tale accumulazione intercorre fra il periodo del versamento dei contributi stessi e il momento del trattamento pensionistico.

Tali sistemi possono essere confrontati fra loro grazie a due criteri, rispettivamente micro e macroeconomico: il rendimento individuale dei contributi versati e gli effetti sul risparmio.

Per quanto riguarda il rendimento, ipotizziamo che le pensioni siano finanziate solo da contributi sociali e che questi siano uguali nei due sistemi (capitalizzazione e ripartizione). Al tempo t è presente un certo numero di lavoratori che percepisce un salario w (per ipotesi esso è uguale per tutti); il monte salari, costituito dalla somma dei salari individuali, è indicato con W(t). Al tempo t+1 il monte salari W(t+1) è dato da:

W(t+1)= W(t)(1+n)(1+m), dove n è il tasso di crescita dell’occupazione e m il tasso di crescita della produttività individuale. Tale formula, a parole, dice che il monte salari di un anno è pari al monte salari dell’anno prima moltiplicato per uno più il tasso occupazionale e per uno più il tasso di produttività individuale.

Detto ciò, in un sistema a ripartizione, prendiamo un’incognita a che indichi la percentuale del monte salari destinata al finanziamento delle pensioni nello stesso periodo. Quindi, i contributi al tempo t sono pari al monte pensioni (somma delle pensioni erogate) al tempo t, entrambi pari al monte salari moltiplicato per la percentuale a: C(t)= P(t)= aW(t), dove C(t) sono i contributi al tempo t, P(t) il monte pensioni al tempo t e W(t) il monte salari al tempo t.

Al tempo t+1, i contributi sono pari al monte pensioni dello stesso periodo, entrambi pari al monte salari moltiplicato per la percentuale a: C(t+1)= P(t+1)= aW(t+1), dove W(t+1)= W(t)(1+n)(1+m) per l’uguaglianza vista in precedenza.

A questo punto abbiamo tutti gli elementi per calcolare il rendimento ottenuto da chi lavora e versa i contributi al tempo t e percepisce la pensione al tempo t+1:

(P(t+1)-aW(t))/aW(t)

Il rendimento, cioè, si calcola con la differenza tra il monte pensioni al tempo t+1 e i contributi versati al tempo t rapportata agli stessi contributi. Tale formula può essere esplicitata (utilizzando le uguaglianze precedenti):

((aW(t)(1+n)(1+m))-aW(t))/aW(t) che semplificando ulteriormente è pari a n+m.

Perciò, nei sistemi a ripartizione il rendimento è pari alla somma tra il tasso di crescita dell’occupazione e il tasso di crescita della produttività individuale.

In un sistema a capitalizzazione, invece, il monte pensioni è pari ai contributi, versati nei periodi precedenti, maggiorati del rendimento del mercato dei capitali (il cui tasso di interesse è i).

Quindi: P(t+1)= aW(t)(1+i). Il rendimento è quindi pari a i.

In base al criterio del rendimento, è preferibile un sistema a ripartizione solo se n+m è maggiore di i. Se vale il contrario, è preferibile il secondo sistema.

Esaminiamo ora gli effetti sul risparmio. In un sistema a capitalizzazione, un individuo che risparmi nel primo periodo è obbligato a destinare parte del proprio risparmio al finanziamento pensionistico. Tale risparmio (che assume il nome di previdenziale) è remunerato al tasso i pari al tasso corrisposto al risparmio privato (è il tasso del mercato dei capitali). Tutto ciò per dire che sia sottoforma di risparmio previdenziale (somma di contributi) sia sotto forma di risparmio privato, l’individuo ha un rendimento identico (investe sempre sul mercato dei capitali) pari ad i. Perciò tale sistema non ha effetti sul risparmio.

Invece, in un sistema a ripartizione, dobbiamo distinguere le variazioni sul risparmio che la sua introduzione provoca sulla generazione attiva e su quella anziana. Infatti, appena esso viene introdotto dalla legislazione vigente, la classe anziana, da una parte, pur non avendo contribuito con alcun versamento, è fornita di un trattamento pensionistico pari a P(t), che, in base al cosiddetto modello life cycle utilizzato in questi studi, si traduce in consumo (il risparmio, quindi, per tale generazione non subisce variazioni). Per quanto riguarda, dall’altra parte, la generazione attiva, essa si vede decurtata di una parte del proprio salario, ciò si traduce in diminuzione del consumo e successivamente anche del risparmio. Unendo quindi i diversi effetti delle due generazioni si nota che a livello macroeconomico (nella totalità del sistema economico preso in esame) il risparmio totale diminuisce. Tale fenomeno è conosciuto col nome di effetto prima generazione che dà luogo a fenomeni di redistribuzione delle risorse a favore della generazione che non sono più attive nel momento dell’introduzione del sistema pensionistico a ripartizione.

Adesso che abbiamo esaminato i due criteri di confronto dei diversi sistemi, potrebbe essere sorta a qualcuno la domanda: come si determinano però le prestazioni? Per rispondere a tale quesito, continuiamo a fare riferimento alla classificazione ormai familiare.

In un sistema a ripartizione le pensioni possono essere calcolate secondo il metodo retributivo e secondo il metodo contributivo.

Nel primo, la pensione annuale è pari ad una certa percentuale B (coefficiente di rendimento) della retribuzione pensionabile R(p), moltiplicata per il numero di anni di contribuzione L: P=BR(p)L, dove la retribuzione pensionabile può coincidere con l’ultima retribuzione o con la media delle retribuzioni indicizzate di tutta la vita (il cui calcolo è troppo complesso per questa sede).

Nel secondo, si costituisce un montante contributivo individuale attraverso la capitalizzazione, ad un tasso fissato per convenzione, dei contributi afferenti ad un certo lavoratore che sono una certa percentuale della sua retribuzione. La pensione è ottenuta eguagliando il montante contributivo al valore attuale al momento del pensionamento del flusso delle pensioni. Nell’ipotesi semplificativa che il rendimento a cui si attualizza il flusso delle pensioni sia zero, il valore della pensione è pari al montante contributivo diviso per la speranza di vita all’età del pensionamento.

In un sistema a capitalizzazione, il metodo di calcolo in quanto a formule è lo stesso del sistema a ripartizione con metodo contributivo, ma è concettualmente diverso. Qui i contributi e il montante conseguentemente calcolato non sono riferiti al singolo individuo, ma all’intera generazione lavoratrice, i cui contributi sono investiti sul mercato dei capitali e capitalizzati con il tasso di rendimento effettivo di tale mercato.

Olivia Masi

Con amicizia letto da Arnaldo Mitola

*https://universitarianweb.com/2015/10/07/uno-sguardo-alle-pensioni-cenni-storici-e-funzionali/

Bibliografia

ARTONI R., Elementi di scienza delle finanze, Il Mulino, Bologna, 2012.

Immagine

http://job.fanpage.it/inps/pensioni/

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