Il caso Erri De Luca ed il caso Calabresi – Il difficile problema della responsabilità dell’intellettuale

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Otto mesi di reclusione: è la pena chiesta dal pm per le dichiarazioni rilasciate da Erri De Luca all’ Huffington Post nel settembre 2013. Lo scrittore napoletano esortava i movimenti No Tav schierati in Val di Susa al sabotaggio della linea ad alta velocità in costruzione: “La Tav va sabotata […] le cesoie sono utili a tagliare le reti”.

 Secondo il pubblico ministero, alle parole sarebbero seguiti i fatti, “un cambio di passo che portò gli estremisti No Tav a compiere non solo assalti al cantiere ma anche attacchi notturni esterni, alle ditte, a cose o persone, anche contro poveri operai, che avevano a che fare con la Tav”; simili vicende, unite alla capacità suggestiva del personaggio De Luca, scrittore e intellettuale di fama, hanno permesso all’accusa di formulare l’imputazione dell’istigazione a delinquere.

Non v’è dubbio che il caso sia particolarmente delicato, poiché sottile è la linea che passa fra l’istigazione e la manifestazione del libero pensiero, sancita dalla nostra Carta costituzionale all’articolo 21. Tralasciando le implicazioni giuridiche del fatto, è d’uopo considerare se sia giusto che uno scrittore e genericamente un artista, non abbia la benché minima responsabilità, quanto meno storica ed intellettuale, delle sue opere.

Anzitutto è necessario immaginare una figura precisa di intellettuale: oggi più che mai sembra necessario un personaggio che viva la propria attività creativa come un impegno civile volto a costruire la base culturale di una delle innumerevoli “declinazioni” della società. Insomma un “intellettuale organico” come quello immaginato da Gramsci, a cui è inevitabile attribuire una forma di responsabilità per quanto scrive, dipinge, produce, compone.

Ciononostante il nostro paese ha visto numerosi casi storici di intellettuali, soprattutto durante gli anni settanta, definiti poi “cattivi maestri”, molti dei quali ideologicamente vicini ad una definizione di Gramsci, in grado di riconoscersi in essa.

Un caso per tutti quello del commissario Luigi Calabresi: il 15 dicembre 1969 Giuseppe Pinelli, anarchico milanese interrogato in questura in merito alla strage di Piazza Fontana, precipita dal quarto piano della stessa e muore. La prima versione del questore Marcello Guida (ex direttore del carcere per prigionieri politici di Ventotene sotto il fascismo) è quella del suicidio, che viene però smentita. Le formazioni extra-parlamentari di sinistra accusano il commissario Luigi Calabresi. Lui – amico personale di Pinelli –  si era occupato dell’interrogatorio, ma non era nella stanza nel momento in cui l’anarchico precipitava dalla finestra. Tuttavia comincia una dura campagna di stampa, petizioni e minacce da parte del mondo dell’estrema sinistra contro il commissario di polizia. Camilla Cederna arrivò a scrivere sul giornale di Lotta Continua che un’eventuale inquisizione e condanna di Luigi Calabresi non sarebbe bastata: “noi per questi nemici del popolo esigiamo la morte”.

Il culmine viene raggiunto nel 13 giugno 1971, quando viene pubblicata su L’ Espresso una lettera aperta in cui si chiede la destituzione di Calabresi. Questa lettera reca la firma di quegli intellettuali irresponsabili di cui sopra, che fidandosi di voci di partito o per spirito di ideologia hanno rifiutato una ragionevole ricerca della verità. Norberto Bobbio, Umberto Eco, Dacia Maraini, Eugenio Scalfari, Natalino Sapegno, Dario Fo, sono solo alcuni dei firmatari.

Il 17 maggio 1972 Luigi Calabresi muore innocente, ucciso da un commando di Lotta Continua, vittima di una pretestuosa “giustizia proletaria”.

Possiamo, alla luce di questo e molti altri eventi, liberare gli intellettuali da ogni responsabilità? Che valore daremmo allora alla penna di chi invece quella lettera non la firmò? Come Leonardo Sciascia, che sempre su L’Espresso pubblicò il 28 agosto 1988 alcune ipotesi alternative sulla vicenda.

In merito al caso De Luca la giustizia farà il suo corso ed accerterà eventuali responsabilità, rimane fondamentale, tuttavia, la citazione di Primo Levi, richiamata dal pubblico ministero Antonio Rinaudo:

“Abbiamo una responsabilità, finché viviamo. Dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola”.

Angelo De Simone

Con amicizia letto da Arnaldo Mitola

Bibliografia

Calabresi M., Spingendo la notte più in là – Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Milano, Mondadori, 2007.

http://www.huffingtonpost.it/2013/09/01/tav-erri-de-luca-va-sabotata_n_3851994.html, come disponibile: 28 – 10 -15.

Lettera aperta a l’Espresso: https://it.wikipedia.org/wiki/Lettera_aperta_a_L%27Espresso_sul_caso_Pinelli, come disponibile: 28 -10 – 15

Immagine

http://www.iene.mediaset.it/, come disponibile: 28 – 10 – 15.

Una risposta a “Il caso Erri De Luca ed il caso Calabresi – Il difficile problema della responsabilità dell’intellettuale

  1. Luigi Calabresi amico – addirittura personale! – di Giuseppe Pinelli…. e chi l’avrebbe detto? Nella bibliografia leggo che è stato consultato solo il volume di Mario Calabresi, nessuna menzione del libro della vedova Pinelli, Licia Rognini “Una storia quasi soltanto mia” o del libro di Sofri “La notte che Pinelli”, il che dimostra il motivo per il quale questo articolo – nel’affaire Pinelli/Calabresi – sia di parte

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