Fra Polibio ed Agostino – Il tempo nel mondo romano e nella metafisica cristiana

il-tempo

Uno dei temi su cui più aspramente i più illustri pensatori di tutto il mondo si sono trovati a confrontarsi è la nozione del tempo. È infatti arduo definire e classificare il tempo quale legge fondamentale che scandisce la realtà esterna, come definita dalla scienza, in quanto è anche un elemento costitutivo ed intrinseco della vita umana, che scorre soggettivamente.

Tra i più antichi tentativi di strutturare la cognizione del tempo, un ruolo preminente è occupato da due teorie contrapposte. Una è quella greca, sostenuta in primo luogo dallo storico Polibio (203 – 124 a.C.), autore delle Istorίai. Nella sua opera monumentale, constante di 40 volumi, chiaramente rifacendosi alla storiografia di matrice tucididea,  ha narrato le vicende accadute tra il 264 a.c. e 146 a.C., anni in cui l’ambizione espansionistica dell’Impero Romano si è sempre più palesata in quelle che passeranno alla storia come le tre Guerre Puniche. Il Megarese tende ad un metodo storiografico del tutto innovativo, segnando un netto cambio di rotta rispetto alle precedenti trattazione storiografiche, contaminate da digressioni mitologiche e fittizie. Sostenendo l’esigenza di una storiografia pròς en téloς, tendente dunque all’universalità dei fatti, aveva compreso la sostanziale modifica nell’assetto politico del suo tempo, con la rapida ascesi della potenza romana, sotto la quale erano state riunificate tutte le popolazioni. Ed è proprio dalla consapevolezza del dominio indiscusso dell’Impero Romano che prende spunto la riflessione sulla teoria dell’anaciclosi, o avakùklosiς, contenuta nel sesto libro, pervenutoci tuttavia in parte mutilato.

Polibio sostiene che il tempo sia assimilabile alla figura di un cerchio, nel quale si confondono l’inizio e la fine, annullandosi in un costante ripetersi di eventi, per cui la storia è formata da “corsi e ricorsi storici”, come dirà Giambattista Vico. Riconducendo ad ogni causa un determinato effetto in un inesauribile ciclo di avvenimenti che si ripropone in forme diverse ma del tutto coerenti,  lo storico procede individuando tre tipologie di cause: in primo luogo la  profὰsiς , ovvero il pretesto, la causa apparente da cui scaturisce un evento; in seguito vi è l’ation,  la causa reale ed oggettiva; ed infine  l’arcή, l’inizio degli eventi, la prima azione. Così, mentre tutti gli altri storiografi d’età ellenistica avevano ricondotto la causa della seconda Guerre Puniche nella conquista ad opera dei cartaginesi della Spagna, il Megarese afferma che quello non è altro che il pretesto (profsiς), rapportando l’evento all’odio nei confronti dei Romani di Amilcare Barca, per la situazione in cui versava Cartagine.

Nel sesto libro, dunque, Polibio approfondisce l’evoluzione ciclica del tempo e della storia, in relazione alla stabilità e potenza dell’Impero Romano. In concordanza con la circolarità del tempo, l’eterno ritorno di fatti ed avvenimenti simili tra di loro, bisogna sviluppare il concetto di historia magistra vitae, per cui, dal momento che in un tempo infinito si verificano situazioni finite con un movimento circolare, è possibile prevederne la modalità in cui si presentano all’uomo e gli esiti che portano. A tal proposito, in virtù della prevedibilità degli eventi storici, Polibio elabora la teoria dell’anakύklosiς, infinitamente utile all’uomo politico, in quanto la stessa storia, in base dei corsi e ricorsi storici, insegna come bisogna agire in relazione ad un determinato evento.

L’anakύklosiς prevede la disgregazione di ciascuno Stato una volta portato a termine il suo ciclo vitale: infatti ogni monarchia degenera in tirannide, ogni aristocrazia in oligarchia, ed ogni democrazia in anarchia. Ciò che nell’ottica di Polibio assicura la saldezza dell’Impero è proprio la Costituzione adottata che è mista, in quanto contemporaneamente essa prevede la coesistenza di monarchia, nella figura dei due consoli, di aristocrazia, nell’istituzione del Senato, ed infine la democrazia, data dai comizi popolari. Tale teoria costituisce inoltre una base della giustificazione dell’Imperialismo, redatta da Marco Tullio Cicerone nel De Republica. Tuttavia Polibio si guarda dall’affermare che la potenza romana sia intramontabile ed eterna, in quanto per l’eccessivo benessere ed avidità di ricchezze verrà corrotta, quasi profetizzando la situazione di stallo che ancora una volta in Europa si sta verificando.

La seconda teoria che mi propongo di prendere in esame per comprendere l’evoluzione nella concezione del tempo è quella di Sant’Agostino, che, contro la visione della circolarità del tempo dominante nella cultura greca, propose di analizzare lo scorrere del tempo non estrapolando singoli eventi periodicamente ricorrenti nella storia dell’umanità bensì propose un modello lineare.

Nelle Confessiones il filosofo spiega la nuova teoria che si andrà ad affermare nel mondo romano.  Premessa: è sbagliato approcciarsi a questa lettura attenendosi ai rigidi schemi di un puro trattato teorico. L’opera augustinea, infatti, è da intendersi come un itinerarium mentis in Deum, riprendendo una definizione cara a Bonaventura da Bagnoregio, cioè il percorso di un uomo verso Dio, il divino, filtrato attraverso la propria soggettività ed individualità.

In virtù dell’attenzione propugnata dal cristianesimo verso il singolo, per cui Gesù Cristo è morto sulla croce assicurando la salvezza, definisce un nuovo sistema metafisico: sostituisce al divino aristotelico, il motore immobile, ente trascendentale, assoluto e perfetto, a cui si può giungere solamente attraverso un’esperienza intellettuale slegata da ogni passione, come può essere l’atarassia stoica e l’apatia epicurea, personalizzando il divino. Non riconduce il raggiungimento del divino ad una sfera puramente intellettuale, ma passionale: ciò che permette al singolo di giungere alla sapientia ed alla beatitudo è la volontà, o meglio il libero arbitrio umano. Questa condizione è riconducibile unicamente alla sfera affettiva, cioè all’amor, che può essere ordinatus o inordinatus: nel primo caso è un amore che si estende in verticale, ovvero teso alla conoscenza del divino; nel secondo caso, invece, vi è un movimento orizzontale, che agisce dunque nella dimensione carnale, oppure introspettivo, quando si sostituisce sé stessi a Dio.

La riflessione sulla percezione del tempo nelle Confessiones parte da un assioma: “omnia tempora tu fecisti et ante omnia tempora tu es, nec aliquo tempore non erat tempus”. Il tempo è, quindi, una categoria appartenente all’ordine delle cose create da  Dio, che si prospetta come essere al di fuori dal tempo, come un presente immobile: se dovessimo perciò stabilire un’età per Dio, si dovrebbe dire che Egli ha solamente un giorno, non identificabile con un giorno qualsiasi, ma l’oggi, in quanto il suo presente non segue a nessun ieri e non si annulla in nessun domani. Quindi, mentre le creature sono caduche e constano perciò di un tempo finito, Dio è eterno. Il tempo deve essere misurato, compreso ed esaminato in funzione del Divino.

Ma come deve essere inteso il tempo per l’uomo? “Quid est ergo tempus? Si nemo ex me quaerat, scio; si quaerenti explicare velim, nescio: fidenter tamen, dico scire me , quod, si nihil praeteriret, non esset praeteritum tempus, et si nihil adveniret, non esset futurum tempus, et si nihil esset, non esset presens tempus”. Così Agostino, ponendosi in linea di continuità con la precedente tradizione, individua la natura del tempo tripartita tra passato, presente e futuro.Però, dal momento che il passato non è perché è stato, il futuro non è perché sarà, il tempo comprende concretamente (per quanto è possibile esser concreti nel trattare un simile argomento) la categoria del presente perché è. Benché, nel pensiero, passato e futuro abbiano una loro identità, questa la perdono nel reale, poiché non è possibile misurarli: l’uomo è capace solamente di misurare ciò che passa, non ciò che è passato né ciò che dovrà passare. L’unico tempo esistente dunque è il presente: eppure, la durata quantitativa di esso, in quanto durata di un moto che ha un inizio ed una fine, non è possibile, altrimenti raggiungerebbe la sfera prettamente divina, divenendo un presente immobile. Sarebbe perciò più appropriato parlare di presente del passato, presente del presente e presente del futuro.

Il moto preso in considerazione, però, non è certo quello degli astri, che invece aveva costituito la base del pensiero antico: infatti l’essenza del tempo, che ci permette di stimare una misurazione del moto, non può essere il moto stesso dei corpi. Per spiegare le motivazioni che lo portarono a negare questa tradizione secolare, Agostino ricorre al duplice valore assegnato alla parola “giorno”: infatti questa può da una parte indicare il moto circolare del Sole attorno alla Terra (è bene sottolineare che a quel tempo, l’astronomia proponeva un modello in base al quale la Terra occupava il centro del Sistema Solare, attorno cui ruotava il Sole), sia la durata del moto completo. Pertanto se tale parola indicasse unicamente il moto fisico, e se il Sole riuscisse a compiere il suo movimento in una sola ora, anche quello viene definito giorno; nel caso in cui, invece, “giorno” indicasse la durata del moto, nell’eventualità riportata sopra, il Sole dovrebbe portare a termine 24 giri perché si compia un giorno; se invece questa parola potesse designare sia l’una che l’altra condizione, nessuna delle due ipotesi fornite sarebbe valida. E nell’ipotesi in cui un corpo stesse immobile, non vi sarebbe tempo? Sulla base di ciò, il vescovo d’Ippona afferma che il tempo non è altro che estensione del nostro animo (“tempus est distentio animi”). Crolla di conseguenza il sistema fisico e filosofico che ha voluto presente, passato e futuro come categorie esteriori: questi tre movimenti si configurano internamente all’uomo come mera intuizione, memoria ed attesa.

Natalia Riccio

Bibliografia

Ida Biondi, Contiquere Omnes, Letteratura latina, Cappelli editori, Bologna, 2010

Ida Biondi, Storia e antologia della letteratura greca, III, Casa editrice G. D’Anna, Messina-Firenze, 2012
Immagine

http://50anni-momi.blogspot.se/2010_10_01_archive.html

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...