Intervista a Sua Eccellenza Reinhard Schäfers – Germania ed Italia nel processo di integrazione europea

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Gentile Ambasciatore Schäfers, vorrei curare con Lei in questa breve intervista i rapporti che intercorrono attualmente fra Germania ed Italia nel processo di integrazione dell’Unione Europea alla luce di quanto è accaduto e sta avvenendo durante l’Euro crisi. I nostri due Paesi hanno molte somiglianze storiche, sono, ad esempio, nati ad un decennio di distanza (rispettivamente nel 1861 e nel 1871) e sono stati protagonisti del miracolo economico dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qual è, però, la percezione del cittadino tedesco o italiano? Con la crisi, si sta sviluppando un senso di diffidenza reciproca?

È proprio un peccato che la crisi economica e finanziaria abbia fomentato in Italia atteggiamenti critici nei confronti dell’Europa e contro la Germania. Preoccupa il fatto che oltre la metà degli italiani, il 53%, percepisca come negativa la crescente influenza tedesca sulle decisioni dell’Unione europea, nonostante gli stretti rapporti bilaterali e le inedite interconnessioni anche delle nostre società. Tuttavia, due terzi degli italiani sono dell’avviso che i vincoli dell’Ue in merito a deficit e debito vadano rispettati. Di questo molti tedeschi non sono invece del tutto consapevoli. Anche in Germania la popolarità dell’Europa è temporaneamente in calo; inoltre, per lo meno l’opinione pubblica, ha avuto l’impressione che l’Italia non svolgesse in misura sufficiente i suoi compiti per casa. In Europa tutti hanno diritti e doveri. Gli stereotipi sono fuori luogo da entrambe le parti, celano l’evidenza che in Europa alla cooperazione non c’è alternativa. L’Italia ha un grande potenziale che deve essere reso fruibile tramite delle riforme.
Credo che uno dei miei compiti principali qui a Roma sia di rendere note le principali motivazioni della politica tedesca che vuole garantire e promuovere l’euro, l’Europa e i rapporti italo-tedeschi. Solo con una buona informazione reciproca si crea una valida base per un dialogo tra i nostri Paesi sul nostro futuro comune . Germania e Italia intrattengono ampie e strette relazioni, sia economiche che culturali. Allo stesso tempo spero che Germania e Italia possano tornare a dare il loro forte contributo in Europa con proposte e progetti comuni.

Secondo Lei, in Europa, ed in particolare nei nostri due Paesi, vi è percezione di condividere un comune destino, un comune consorzio? Oppure è prevalente un atteggiamento euro-scettico volto al particolarismo? Quali potrebbero essere gli strumenti politici e della società civile per diffondere il senso di appartenenza e di solidarietà fra cittadini e nazioni?

Complessivamente mi rende scettico il fatto che oggi i vantaggi dell’Europa vengano dati per scontati, mentre gli svantaggi e i gravami a volte vengano eccessivamente sottolineati e che si parli ormai solo della crisi. L’Europa è la nostra unica possibilità per affermare in un mondo globalizzato il nostro modello sociale. Non dobbiamo smettere di ricordarlo. Ogni politico che si lamenta della disaffezione per l’Europa, deve dare il proprio contributo affinché venga prodotta un’immagine corrispondente a grandi linee al vero. Conosciamo tutti il fenomeno: spesso tutta la responsabilità dei problemi viene scaricata in toto su Bruxelles.
L’Europa è una comunità di responsabilità che anche nella crisi, dalla quale speriamo di fuoriuscire tutti presto, ha raggiunto ulteriori risultati, assumendosi garanzie che hanno contribuito anche alla stabilizzazione della situazione. L’Italia non ha usufruito dei fondi di salvataggio, ha dato però un rilevante apporto per aiutare i Paesi in crisi. Un effetto positivo sull’Italia l’hanno avuto senz’altro le misure di sostegno della BCE. L’Italia trarrà vantaggio anche dai progetti della BEI e dai fondi per la lotta alla disoccupazione. Non ritengo appropriata la tanto scongiurata immagine distorta dell’”austerity”. Già fin dall’inizio la Germania ha sottolineato il trinomio “consolidamento di bilancio, riforme strutturali e smart spending”. Ribadisco quindi che mai abbiamo fatto dell’”austerity” una panacea.
L’Europa è però anche una comunità di valori, elemento che ci distingue positivamente da altre regioni del mondo e che spesso viene trascurato. Con questi valori europei, democrazia, stato di diritto e diritti dell’uomo, che non sono scindibili dai nostri interessi, garantiamo la pace non solo fra di noi, ma contribuiamo anche alla pace nel mondo. Sicuramente l’attuale generazione non ha fatto concretamente l’esperienza di una guerra. L’Europa assume quindi inevitabilmente un’altra valenza. I vantaggi che l’Europa oggi comporta si estrinsecano inoltre proprio nella libera circolazione, pensiamo solo alla “generazione Erasmus”.

La Germania si sta affermando come potenza egemone sul continente. Quale dovrebbe essere il suo atteggiamento nei confronti degli altri membri dell’Unione Europea?

Di egemonia non si può proprio parlare. Egemonia vorrebbe dire che c’è l’intenzione di dominare altri. Questo non è assolutamente vero. Economicamente la Germania è stata da ultimo criticata per il suo surplus commerciale, questo è vero. Gli squilibri della bilancia commerciale si stanno però gradualmente abbattendo. In Germania la domanda interna è già da tempo il motore della crescita. Inoltre, i problemi di alcuni Stati membri non possono essere risolti con l’indebolimento di una Germania economicamente forte. In virtù delle forti interconessioni in Europa tutti i Paesi traggono vantaggio da una Germania economicamente forte. Non abbiamo a che fare con un gioco a somma zero, cioè se uno sta bene, l’altro per forza deve soffrire. In Europa le nostre economie nazionali sono troppo intrecciate perché ciò possa accadere. Noi tedeschi siamo pienamente consapevoli che non possiamo continuare a stare bene, se non stanno bene i nostri partner più stretti.
Politicamente, la Germania al di fuori dell’Europa viene considerata piuttosto una potenza titubante. Le si chiede addirittura di fare di più e anche il Ministro degli Esteri polacco Sikorsky ha detto di avere più paura di una Germania inattiva che di una Germania che guida. Questo è quanto la Germania ha fatto sempre di più negli ultimi anni; la Cancelliera Merkel, anche assieme a diversi partner, ha presentato delle iniziative. Si sono trovate soluzioni importanti destinate a rafforzare l’Europa e l’eurozona. La forza tedesca va di pari passo con una maggiore responsabilità.
Abbiamo accettato compromessi, come hanno fatto i nostri partner. Questo è normalissimo. Che ci siano opinioni divergenti, che in parte si litighi, fa parte della normalità, quando si è una famiglia. Ma che la Germania possa stabilire da sola le cose, non corrisponde alla realtà dei processi decisionali europei.

Ringraziandola ancora per la Sua cortesia, vorrei concludere il nostro breve colloquio con una domanda sul futuro dell’Unione Europea. E’ il processo di integrazione europea, oltre che auspicabile, necessario, dal momento che i nostri paesi sono interdipendenti fra loro? Si arriverà in Europa ad un’unione politica, forse unica soluzione per risolvere una profonda crisi interna e non solo economica?

L’Europa è sempre uscita rafforzata dalle crisi e i progressi compiuti negli scorsi due anni sarebbero stati prima impensabili. Pertanto, l’Europa ha dimostrato di essere in grado di agire, ma non deve accontentarsi di questo. Dovremo approfondire ulteriormente l’Unione economica e monetaria e cedere in alcuni casi anche parte della nostra sovranità. In questo contesto, la Germania rimane fedele all’obiettivo di lungo termine di un’Unione politica. Al contempo, dobbiamo legittimare maggiormente l’Europa, strutturarla in modo più democratico. Mentre gli Stati nazionali dovranno adempiere al loro ruolo. In merito alle riforme politico-istituzionali sono state fatte diverse proposte. Sicuramente in questo campo la Germania è uno dei Paesi più attivi. Le differenti proposte devono venir discusse e io sarei lieto se, come in passato, la Germania e l’Italia potessero agire assieme e assumere un ruolo di impulso e traino.

Arnaldo Mitola

Un ringraziamento a Stefania Zani

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