Sul concetto di “categoria” – Il problema degli universali e il loro ruolo nella filosofia di Aristotele

Busto_di_Aristotele_conservato_a_Palazzo_Altaemps,_Roma._Foto_di_Giovanni_Dall'Orto

Κατηγορία deriva da κατά+ἀγορεύω: κατηγορεύω, letteralmente “parlare (in pubblico) contro qualcuno” divenuto poi, nel contesto ateniese tra V e IV secolo in cui tanto abbondarono i processi (fino a divenire quasi una moda, come satiricamente rappresentato nelle Vespe di Aristofane) il termine con cui si designava formalmente l’atto di accusare qualcuno di qualcosa (il verbo si costruisce infatti con accusativo e genitivo).

 A partire almeno (è infatti possibile che il termine fosse già diffuso nell’ambiente dell’Accademia platonica; il concetto è invece per certo già in Platone, ma su questo si tornerà sotto) dal linguaggio filosofico aristotelico il sostantivo assunse il significato tecnico di “predicazione”, l’atto di dire qualcosa di qualcuno, ed il suo inserimento in un contesto di analisi sistematica sia ontologica che linguistica determinarono l’ulteriore accezione di “classificazione”, che grosso modo il termine detiene da allora fino ad oggi.

 Come è giunta la predicazione ad assumere tale significato filosofico tecnico? La proposta esplicativa che gode di maggior consenso nella letteratura dedicata da una parte pone l’accento sul rapporto tra un atto d’accusa e le sue conseguenze, ovvero le indagini fattuali e razionali volte a determinare il valore di verità della proposizione accusatrice, cioè a stabilire cosa possa essere con certezza detto di qualcuno o di qualcosa, dall’altra sottolinea come il dire qualcosa di qualcuno implichi l’inserimento del soggetto in esame in un genere (γένος): accostare un soggetto e un predicato (ovvero, a partire da Aristotele, la formulazione di una proposizione) significa infatti attribuire ad un soggetto una determinazione più estensiva, o per lo meno coestensiva, in relazione al soggetto medesimo, rispettivamente: “Socrate è un uomo” inserisce il soggetto (particolare) “Socrate” nel genere (universale) “uomo”; “L’uomo è animale razionale” attribuisce invece all’uomo la sua propria definizione, che gli è coestensiva e in tal senso perfettamente sostituibile: in qualsiasi proposizione è legittimo dire “animale razionale” in luogo di “uomo” (in effetti anche il proprio è coestensivo e sostituibile al soggetto di riferimento, la differenza rispetto alla definizione è che essa, oltre ad avere tali caratteristiche, ne dice “l’essenza”, ma ciò merita una trattazione a parte); infine si può citare il caso particolare della proposizione tautologica, come “Socrate è Socrate”, che tuttavia non è informativa né analiticamente né sinteticamente, ma si limita ad asserire in un caso particolare il principio logico generale dell’identità.

 Cosa sono dunque le categorie in Aristotele? Esse rappresentano, tra i molti generi esistenti dei predicati, i più generici (ovvero più estensivi e meno informativi di tutti gli altri), non ulteriormente riducibili né tra di loro né rispetto ad un genere comune che li comprenda tutti.

 Vediamo ora a grandi linee la questione degli universali, nella misura in cui ciò permetterà di meglio comprendere il ruolo essenziale che essi ricoprono nel pensiero dello Stagirita. È possibile generalizzare pressoché qualsiasi proprietà traendone un universale; ciò ha creato, fin dagli albori del pensiero filosofico, il problema di definire la natura di questi universali e i loro rapporti reciproci, in particolare se vi siano tra di essi gerarchie oggettive indagabili teoreticamente e quali esse siano: se vi sia insomma nel reale una struttura originaria.

 La soluzione classica è quella categorialista, sostenuta sia da Platone che da Aristotele, la quale attribuisce loro (criticamente, non dogmaticamente, come spesso si crede) una consistenza ontologica propriamente detta, riconoscendo nella realtà l’esistenza di una struttura originaria data indipendentemente dalla conoscenza umana; più tarda è la soluzione nominalista o riduzionista, presente già in certe correnti della Scolastica (i nominales, di cui, come figure principali, si possono nominare Roscellino, il suo allievo Abelardo e Guglielmo di Ockham) e nel pensiero di Hobbes, di Locke (la questione è tuttavia discussa) e di Berkeley, ma portata alle estreme conseguenze solo a partire da Hume, che nega invece agli universali una consistenza ontologica considerandoli meramente nomi, esistenti come segni limitatamente al discorso umano; ancor più tarda è la cosiddetta “aria di famiglia”, espressione utilizzata dal secondo Wittgenstein per indicare quel quid non concettualizzabile ed inesplicabile che consente agli esseri parlanti di comprendersi utilizzando gli universali pur ignorandone la natura sia in termini di intuizione che di definizione (notava al riguardo che proprio il fatto che non se ne possa dare definizione dovrebbe parlar chiaro riguardo alla loro esistenza reale); questa panoramica non ha ovviamente alcuna pretesa di esaustività, il suo scopo prevalente è di mostrare tramite alcuni importanti esempi la natura del problema.

 L’indagine sugli universali come tratto proprio della filosofia deriva proprio dalla lettura che ne dà Aristotele in quella sorta di prima storia della filosofia rappresentata dal libro I della Metafisica, in cui primo filosofo è detto essere Talete, non tanto per il contenuto delle sue tesi, quanto perché per primo si pone in maniera razionale il problema di dare un’interpretazione totale della realtà, segnando così la frattura tra mito (μύθος) e logos (λόγος) che nella storiografia filosofica tradizionale (si pensi a Cassirer) rappresenta la nascita della filosofia: laddove infatti il mito “mostra”, “espone”, il logos etimologicamente “raccoglie”, “predica”, presuppone un lavoro intellettuale; si rammenti, comunque, che quanto Aristotele scrive di altri pensatori è da prendere sempre con cautela: egli non è uno storico della filosofia (il solo concetto gli sarebbe stato di per sè estraneo), ma un filosofo, e reinterpreta il pensiero altrui secondo le proprie strutture ed il proprio sistema; lo stesso dicasi, naturalmente, per Platone.

 Colui al quale tuttavia Aristotele riconosce la prima indagine pienamente cosciente degli universali è Socrate, che proprio in questo si distaccherebbe da coloro che l’hanno preceduto: il suo celebre interrogativo “che cos’è?” (τι ἔστι) non rappresenterebbe altro che la ricerca dell’essenza, del “che cos’è” una certa cosa, e costituirebbe dunque un inevitabile rimando all’universale.

 Il ruolo e l’esistenza degli universali nel pensiero di Aristotele sono centrali non solo per quanto concerne la ricerca ad essi relativa, ma come unica base possibile di qualsiasi dimostrazione: se una struttura originaria non esistesse nulla sarebbe argomentabile, né in termini di liceità logica né in termini di possibilità pratica, non si potrebbero neppure difendere le proprie scelte di vita; ciò è ampiamente esemplificato dalla struttura del sillogismo deduttivo aristotelico, attraverso cui è impossibile giungere ad una conclusione necessaria se nessuna delle due premesse contiene universali (ad esempio dalle due premesse “Alcuni uomini sono mortali” e “Socrate è un uomo” non si può in alcun modo concludere necessariamente che Socrate sia mortale). Poiché da quanto detto non può che derivare, in Aristotele, una diretta corrispondenza tra realtà e dimostrabilità si potrà in definitiva dire che l’esistenza, logica e ontologica, degli universali è condizione necessaria affinché si possano dare una struttura originaria nella realtà e una struttura forte (ovvero una dimostrabilità scientifica) nel pensiero e nel discorso.

Bernardo Paci

 

Bibliografia

F. Adorno, Introduzione a Socrate, Ed. Laterza, Roma-Bari, 1978

F. Adorno, La filosofia antica (vol. I), Feltrinelli Ed., Milano, 1961

Aristotele, Metafisica, Ed. Laterza, Roma-Bari, 2005

E. Berti, Profilo di Aristotele, Ed. Studium, Roma, 1979

F. Trabattoni, La filosofia antica: profilo storico-critico, Carocci Ed., Roma, 2005

Marcello Zanatta, La genesi e il significato dottrinale delle categorie in Aristotele, Categorie, Ed. BUR, Milano, 2007

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