La parabola del buon (cattivo) samaritano – “Va’ e anche tu fa’ così”

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Vorrei trattare in questo breve articolo della parabola del buon samaritano. A tale scopo, ho rimaneggiato gli appunti presi ad un ritiro al monastero di Santa Caterina a Scai di Amatrice con la comunità Oikia. In particolare, devo le suggestioni e le interpretazioni che seguiranno ad una meditazione ivi tenuta da Mons. Samuele Sangalli. Mi scuso fin da adesso per i fraintendimenti ed errori che potranno seguire, esclusivamente imputabili al mio superficiale intendimento.

Per prima cosa, riporto integralmente il testo di Luca, 10, 25-37.

25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. 26Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. 27Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. 28Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. 29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”.

30Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno. 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”.37Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.

La parabola è detta del “buon” samaritano. Ma chi erano i samaritani? Erano buoni per gli israeliti? No, decisamente no. I samaritani erano impuri, di sangue misto, frutto di rapporti con i dominatori assiri. Solo per citare un episodio, gli ebrei non vollero la partecipazione di questo popolo nella ricostruzione del Tempio ma, anzi, distrussero i loro luoghi di culto. I samaritani reagirono e decisero di contaminare il Tempio con le ossa dei propri morti. I cattivi rapporti fra ebrei e samaritani emergono anche dai Vangeli: “4[c]ome mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?” (Giovanni, 4, 9); ancora, i samaritani rifiutano di accogliere Gesù: “51[m]entre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme 52e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme” (Luca, 9, 51-53). Gli apostoli ne invocano la distruzione e spingono Gesù a placarli, addirittura con un rimprovero. Da questi episodi, si può evincere che i samaritani, per la cultura ebraica dell’epoca, erano tutt’altro che buoni. Gesù, quindi, menziona il loro nome con intento provocatorio.

Questo passo del Vangelo inizia con una questione di un dottore della Legge: “che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”, in altri termini, “che cosa devo fare per non buttare la mia vita su questa terra?”, “che cosa rende la mia vita degna di essere vissuta?” Gesù risponde: “[c]he cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”, ossia, sii umile ed ascolta l’esperienza di chi ti ha preceduto. Il dottore ripete: “[a]merai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore [non come un appabuchi], con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”, ossia con la tua dignità di persona umana, non di bestia, favorendo nell’altro questo cammino di appropriazione di sé e responsabilizzazione. Gesù afferma semplicemente: se lo sai, fallo. Chi è, però, il “prossimo”? Gesù inverte la prospettiva: all’epoca nel mondo ebraico si guardava solo ai correligionari ed ai proseliti senza riguardo dei “cani” pagani, mentre Gesù non si limita ad estendere la categoria di prossimo, ma consiglia di “farsi prossimo”, dedicare la propria vita agli altri. Questa, forse, l’unica alternativa per non sentirne il peso, la frustrazione, l’insufficienza. Ma seguiamo lo scorrere della parabola.

Rimando a sopra per la rilettura del cuore di questo passo del Vangelo di Luca. La prospettiva è duplice: quella della vittima e quella dei passanti e del samaritano. Partendo dal primo punto di vista, nella vita capita di incappare in briganti che lasciano mezzo morti al ciglio di una strada (fisicamente, ma anche moralmente – persone che non hanno riconosciuto e voluto favorire lo sviluppo dell’altrui dignità umana, preferendo una logica usa-e-getta). Spesso non si è salvati da chi ci si aspetta: l’amico o il fratello, nel caso specifico i correligionari, i membri del proprio gruppo o della propria comunità. L’uomo è salvato da un samaritano, un appartenente ad un’etnia ostile, un nemico. Qui la provocazione di Gesù. Non è facile convivere con questo: che schifo! La mia via è salvata proprio da chi ho odiato fino al giorno prima! Dio dovrebbe trovare un altro modo per salvarmi: quante volte non si è saputo dire grazie per questo motivo. Non di rado si pretende, più che essere salvati, di essere salvati in questa o in quell’altra maniera.

Il secondo punto di vista è quello di chi passa e vede la situazione di bisogno. Ci sono infinite scuse per non coinvolgersi e passare oltre. Il prossimo non si incontra alla Caritas, ma anche e soprattutto per caso, nella quotidianità. Fermarsi è difficile: vuol dire usare il proprio tempo per fare altro da quello che si era prospettato, esporsi e rischiare (nel caso della parabola: “quell’uomo è davvero mezzo morto o finge per poi derubarmi? Forse è un brigante!”). Il samaritano si ferma e fa di più: si assicura che l’uomo mezzo morto riceva delle cure e lo porta in un albergo. L’amore che ci dimostra questo gesto non è superficiale: anche chi salva rischia di entrare in una logica pericolosa, quella del “salvatore”. Il samaritano non entra in questa trappola. L’amore vero accetta che non tutto può essere risolto da un’unica persona, fa la sua parte ed affida ad altri la cura della persona: la salvezza è un’azione collegiale, nessuno ha il potere di salvare gli altri. Nel caso specifico, ancora, non è una delega: il samaritano paga l’albergatore e ritornerà perché si interessa a quell’uomo. Sembra porsi in modo da non farsi dire neanche grazie.

Gesù, allora, dice semplicemente al dottore: “va’ e anche tu fa’ così”, se non fai così, qualcosa non sta funzionando, stai fallendo: il segreto della vita è la compassione, il “fermarsi”. La frustrazione e l’insufficienza che si prova quotidianamente, in questa logica, è il “va’ e anche tu fa’ così” che non è ancora penetrato dentro di sé. L’interrogativo è duplice: mi faccio salvare dal samaritano? E se sì, mi lascio contagiare? La chiave sta proprio nel diventare un “fuoco di compassione”, un “fuoco che accende altri fuochi”, per citare Alberto Hurtado. Se non vi è una sostanza di tal genere alla base della propria vita, le forme che si usano, inutili di per sé, si sgretolano come gusci vuoti.

Arnaldo Mitola

Un ringraziamento a Mons. Samuele Sangalli

Con amicizia letto da Guido Scatizzi

 

Riferimenti

http://www.treccani.it/enciclopedia/samaritani_(Enciclopedia-Italiana)/ , ultimo accesso 19 – 10 -15.

http://it.cathopedia.org/wiki/Parabola_del_buon_samaritano, ultimo accesso 19 – 10 -15.

http://www.laparola.net/testo.php?versioni%5B%5D=C.E.I.&riferimento=Giovanni4, ultimo accesso 19 – 10 -15.

http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Citazione=Lc%209&Versione_CEI74=1&Versione_CEI2008=3&Versione_TILC=2&VersettoOn=1&mobile=, ultimo accesso 19 – 10 -15.

http://www.gbpress.net/en/news/2044-alberto-hurtado-un-fuoco-che-accende-altri-fuochi.html, ultimo accesso 19 – 10 -15.

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