Relazioni fra Myanmar e Cina – Possibili Implicazioni del Nuovo Governo

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Il ministro degli esteri cinese Wang Yi è stata la prima autorità straniera a recarsi in Myanmar in seguito alla nomina del nuovo governo. Il breve incontro con l’omologa birmana, Aung San Suu Kyi, ha lanciato un forte messaggio simbolico per un auspicato miglioramento delle relazioni bilaterali.
La corretta tenuta delle elezioni dell’8 novembre 2015 e il conseguente insediamento del nuovo esecutivo, il 30 marzo 2016, rappresentano un serio tentativo di chiusura con il passato, dominato per decenni da una dittatura miliare. Le elezioni hanno sancito una vittoria schiacciante della Lega Nazionale per la Democrazia che ha ottenuto il 79% dei seggi della Camera Bassa e l’80% della Camera Alta. Si apre quindi un nuovo capitolo incentrato sul dialogo, allo scopo di un’autentica riconciliazione nazionale, in cui il Myanmar si prepara a riottenere la fiducia e la stima della comunita’ internazionale.

Le missioni istituzionali in Myanmar confermano l’ampio sostegno che sta riscuotendo su scala mondiale il nuovo esecutivo ad appena due mesi dal suo insediamento. In particolare, i ministri degli esteri sono desiderosi di congratularsi pubblicamente con i neo-eletti vertici di governo e di discutere futuri aspetti nelle relazioni internazionali.
L’incontro di inizio aprile, il primo di una lunga serie, è servito infatti a ricordare a Mynamar e Cina gli interessi economici e di sicurezza territoriale che le accomunano. Nonostante le recenti tensioni sulla diga di Myitsone, nel nordest del Paese, e altre iniziative infrastrutturali, quali il gasdotto tra Cina e Myanmar per l’estrazione di gas nella Golfo del Bengala, la Cina rimane un partner vitale per il Myanmar. I due Paesi si sono impegnati a incrementare i rapporti economici e a risolvere, d’ora in avanti, gli eventuali incidenti di percorso attraverso consultazioni amichevoli. Wang ha inoltre dichiarato che istruirà le imprese cinesi operanti in Myanmar affinché vi sia un assiduo rispetto di leggi, usi e costumi locali, diritti dei lavoratori e patrimonio naturalistico.
In tempi recenti, il piano di costruzione della diga di Myitsone, dal valore di $3.6 miliardi, ha generato un’accesa polemica e messo a repentaglio le relazioni tra i due Paesi. A seguito delle forti contestazioni da parte della popolazione locale, nel settembre 2011 l’ex presidente birmano Thein Sein ha sospeso untilateralmente il progetto. Oltre ai verosimili danni sociali e ambientali che tale progetto arrecherebbe all’area di Myitsone, appare discutibile l’iniqua suddivisione della produzione energetica, destinata quasi in toto a rifornire la provincia cinese dello Yunnan a danno degli oltre 10,000 abitanti della regione birmana Kachin costretti ad abbandonare le loro case.
Il progetto di costruzione della diga si colloca inoltre in un’area politicamente instabile nel nordest del Paese. Sono ancora in corso sporadici scontri tra l’esercito per l’indipendenza del Kachin e le forze armate birmane che la concretizzazione di tale progetto potrebbe intensificare. Sul tema della sicurezza, Wang ha ribadito l’impegno a collaborare con le forze armate birmane per salvaguardare pace e stabilità nel Kachin, zona di frontiera con la Cina. Il Myanmar dovra’ inoltre avvalersi dell’appoggio dei vicini cinesi per contenere l’ala militare dello Wa State Party, il partito separatista attivo negli stati Shan e Kachin.
Il piano di costruzione della diga di Myitsone non e’ tuttavia l’unico ad essere stato interrotto negli ultimi anni. Si segnalano, ad esempio, il progetto per la miniera di rame di Letpadung dal valore di $1 miliardo e l’ambiziosa ferrovia tra Cina e Myanmar dal valore di $20 miliardi. Le migliaia di sfollati e buona parte dell’opinione pubblica birmana hanno manifestato a sfavore dei due progetti chiamando in causa le responsabilita’ sociali delle ditte cinesi e persuadendo infine il governo a sospendere i lavori.
Al di là delle tensioni riscontrate negli ultimi anni, lo sviluppo economico costituisce una delle priorità del neonato esecutivo birmano. Difficilmente il Myanmar si farà sfuggire, in questa fase tanto critica per il Paese, le domande d’investimento cinese e estero, peraltro sempre più numerose. Tra i vari progetti in corso, si contano la vasta area industriale e il porto ad alta profondità nella zona economica speciale di Kyaukpyu (dove le imprese estere godono di alcuni incentivi). Il sito interesserà l’industria tessile, manifatturiera e logistica portando alla creazione di 100,000 posti di lavoro e una produzione annuale lorda dal valore di $3.2 miliardi. Il porto potrà gestire 7.8 milioni di tonnellate di cargo e 4.9 milioni di container standard all’anno.
Non passa inosservato il valore geografico del Myanmar, in una posizione strategica tra India e Cina, i due colossi asiatici nonché i Paesi piu’ popolosi al mondo. La Cina e’ di gran lunga la prima destinazione dell’export birmano. Dal canto suo, quest’ultima considera il Myanmar una porta d’accesso alternativa all’Oceano Indiano per l’importazione di petrolio dal Medio Oriente. Ciò detto, la popolazione birmana si mostra restia ad ulteriori interventi a larga scala nell’economia del Paese. Soprattutto nelle zone rurali, preoccupano la mancanza di trasparenza negli investimenti, l’impatto ambientale e un possibile peggioramento della qualità della vita derivante da tali interventi.
Tenuto conto dell’importanza attribuita da Aung San Suu Kyi alla volontà dei cittadini, difficilmente il governo darà il via libera a progetti potenzialmente deleteri per le comunità locali. Ma la decisione di anteporre l’interesse della popolazione al rapido sviluppo economico in corso potrebbe far precipitare le ancora precarie relazioni tra Cina e Myanmar. Il Myanmar rischierebbe inoltre di perdere il più importante partner commerciale in questa fase di forte espansione del mercato interno. Non per ultimo, si complicherebbe l’esigenza di coniugare i rapporti con la Cina, da un lato, e il crescente ruolo regionale del Myanmar in seno all’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), dall’altro. In questa fase storica per il Myanmar, carica di aspettative da parte degli osservatori internazionali e dei cittadini birmani, la ricerca di un terreno sicuro in cui conciliare interessi di politica estera e nazionale appare la soluzione più auspicabile, ma anche la piu’ critica.

Maria Elena Sandalli

Con amicizia letto da Arnaldo Mitola

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