Il potenziamento – Un nuovo ambito nella psicologia del futuro?

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L’attuale panorama della psicologia è molto diversificato in scuole, approcci e orientamenti. Non è semplice discriminare in una mappatura coerente le varie sfaccettature e prospettive, tenendo conto anche delle sovrapposizioni e reciproche negazioni nei contenuti delle ricerche che le supportano. A volte tali approcci sono dati dal concentrarsi su alcuni aspetti particolari della materia escludendone altri, al fine di formulare interventi che riescano ad essere più credibili e internamente coerenti. Ogni approccio e prospettiva che è stato formulato dalla nascita della psicologia fino ad oggi ha contribuito a mettere in risalto uno dei meccanismi fondamentali che regolano il nostro modo di essere, nella nostra interiorità e soggettività. Ognuno di questi contributi è stato però investito di eccessiva importanza dai suoi fondatori, il motivo a mio parere fondamentale dell’accentramento verso categorie chiuse e dogmatiche, che hanno impedito una comparazione ed integrazione della disciplina. Secondo questa logica ogni prospettiva ha la sua legittimità, l’errore è stato nell’ego umano, che ha influenzato le discussioni con giudizi di valore estremamente personali e soggettivi. Il fatto di considerare la propria teoria più valida ed esclusiva rispetto alle altre visioni è un modo terribile di chiudersi all’innovazione, tanto quanto troncare una discussione senza approfondire, solo per non vedere smontata la propria ipotesi. L’esclusività tra teorie è stato un risultato disastroso per la credibilità generale di una materia che ha tutto il diritto di proclamarsi scienza. Il progresso della psicologia non può evitare questo confronto diretto, che sembra essere continuamente rimandato per portatori di interessi economici legati anche alle varie scuole di psicoterapia. Proprio gli psicologi, che dovrebbero per primi capire questi meccanismi ego-difensivi, ci cadono tanto quanto le altre persone, con la presunzione di essere immuni a ciò che conoscono.

Da questa mia critica nei confronti della psicologia moderna, credo che i tempi siano maturi per un passo verso una nuova prospettiva che non ha assolutamente nulla da contestare ai principi generali delle altre, ma solo da integrare. In origine la psicologia è nata per riempire un vuoto nella comprensione medica dell’individuo, in quanto esisteva solo il medico e nessuno aveva effettivamente le competenze per curare patologie mentali, successivamente definite funzionali e non organiche. Quindi il primo aspetto indagato è stato la cura, accompagnata da una progressiva esplorazione dell’inconscio e dal tentativo di isolare le variabili sulle quali influivano le malattie. Poi altri ebbero l’intuizione di dichiarare che la psicologia si era basata troppo sulle patologie e non studiava abbastanza gli individui sani, grazie ai quali sarebbe stato possibile misurare un funzionamento mentale diverso rispetto a quello con cui erano abituati a trattare. Anche in questo caso si nota un arricchimento, ma le differenti misurazioni portarono solo ad un’altra suddivisione. In seguito si sono accorti anche che la prevenzione e la riabilitazione erano aspetti importanti della comprensione della malattia, perché non era una variabile isolata ma contestualizzata in un sistema che poteva essere psicopatogenico. Potrei portare molti altri esempi di questo tipo, che da arricchimenti enormi si sono trasformati in scismi e ramificazioni, in cui ogni ideatore, nel portare avanti la propria scoperta ha creato confusione e divergenze di interessi, la cui soluzione spetterà alla nostra generazione, che con fatica e disorientamento arranca, anche solo nel cercare di districare le sovrapposizioni di terminologie.

Chiudendo le critiche al sistema costituito credo di poter passare alla proposta di un aspetto che non ho ancora incontrato in nessun libro di psicologia nel modo in cui lo intendo. Ultimamente si parla spesso della sostituzione del termine “prevenzione” con quello di “promozione della salute”, in quanto questo spiegherebbe molto meglio il tipo di interventi che mediamente la psicologia sociale, dei gruppi e di comunità sta adottando nei suoi vari contesti di interesse. L’ambito attuale in cui si studia tutte le caratteristiche di un sistema per capire come portare una persona verso il benessere si chiama psicologia positiva, molto orientata al raggiungimento della felicità o dell’auto realizzazione. La Psicologia Positiva ha fornito un contributo molto innovativo a livello teorico ed applicativo enfatizzando il ruolo fondamentale delle risorse e potenzialità dell’individuo. Io credo che questi siano i campi dai quali si può verificare una convergenza di ricerche al fine di produrre una vera e propria tecnologia del potenziamento mentale. Basti pensare ai principali costrutti che queste utilizzano, come l’empowerment (tecniche di autodeterminazione) o la mindfulness (tecniche di meditazione). Un dibattito che sono sicuro verrà sollevato su questo argomento sarà la differenza tra potenziamento e sviluppo di abilità preesistenti nella persona. Per inoltrarmi in questo dibattito dovrei scrivere un libro, tanta è la quantità di letteratura presente sul tema, quindi mi limiterò a porre pochi confini. La genetica definisce il potenziale biologico di un individuo ed il suo temperamento, la negoziazione tra questo potenziale e l’ambiente consente la costruzione del carattere, la combinazione di questi due definisce la personalità. Su questa base di tratti relativamente stabili si può arrivare in modo intuitivo e spontaneo a risultati limitati nelle proprie prestazioni cognitive. Le tecniche di sviluppo del proprio potenziale intrinseco conducono sulla strada dell’espressione di qualcosa di sopito o inespresso ma che sia già presente nella persona. Questo è il confine tra sviluppo e potenziamento, il secondo non è già presente nella persona, pertanto deve essere costruito attraverso percorsi ed esperienze specificamente studiate da esperti. In riferimento a questo è stato dimostrato che l’esperienza influenza moltissimo il cervello, e che le capacità di adattamento della mente umana superano di molto la nostra attuale comprensione della stessa. In particolare attraverso la nostra capacità di categorizzare e attribuire significato alle percezioni possiamo installare dei veri e propri programmi mentali, come sta cercando di fare la programmazione neuro linguistica, in modo a mio parere ancora troppo grezzo. Come potremmo definire se non potenziamento le tecniche di memoria, le tecniche di lettura, le tecniche di interpretazione dell’altro, le tecniche di intervento ad uso dello psicoterapeuta? Tutto questo materiale ed altro, che non ho modo di menzionare in un breve articolo, hanno il potenziale di convergere in un interessantissimo settore che ha un enorme potenziale nel far progredire le capacità umane generali nell’Era dell’informazione. Il progresso della psicologia ai miei occhi deve superare uno scalino, spostare il modo di considerare il potere personale da una connotazione negativa ad una connotazione positiva, al fine di riqualificarlo come qualcosa da incrementare, in particolar modo se si considera che tale aumento di potere possa derivare anche da una maggiore consapevolezza di sé e delle potenzialità sociali, dalle capacità di autodeterminazione e dall’agentività (capacità di influire sulle situazioni con il proprio comportamento). Fantastico spesso un futuro in cui l’informazione ed il significato riescano a viaggiare tra le persone con una facilità e velocità sempre maggiore per un comune accrescimento e progresso globale. Forse un giorno, grazie a queste scoperte in ambito psicologico, una maggior comprensione degli altri e di se stessi sarà possibile, fino alla possibilità di trasmettere nuove capacità oltre che conoscenze, utilizzando un modello di trattamento potenziante. Tutto questo mi ricorda i tre obiettivi che si è posta l’università nel proprio ruolo didattico, ogni studente al termine del percorso di studi dovrebbe avere queste tre competenze: sapere, saper fare e saper essere. Sicuramente questo ambito andrebbe inquadrato nella seconda categoria, perché come ogni potere è un arma a doppio taglio, può essere utilizzato nel bene e nel male, per aiutare le persone a raggiungere migliori risultati o per influenzarli con la pubblicità.

Andrea Piazzoli

Con amicizia letto da Arnaldo Mitola

Bibliografia:

Potere personale, Carl Rogers, 1978 Casa editrice Astrolabio – Ubaldini editore
Autoefficacia Vol 1, A. Bandura, 2014 Fabbri Publishing S.r.l., Milano

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