Uniti per Dio chi vincer ci può?

Vittoriano_30_05_06

Cari concittadini,

Siamo in questo giorno solenne raccolti intorno alla memoria dei nostri caduti per celebrare il coraggio ed il valore delle Forze Armate. Il pensiero che ci lega al sacrificio eroico e alla virtù guerriera dei nostri padri è argomento che sempre caro deve giungere alla mente ed al cuore di ciascuno di noi. Oggi ricordiamo il supplizio, ma anche la vittoria, oggi rendiamo onore al sangue versato, ma anche all’unità nazionale, oggi piangiamo il dolore di tante madri private dei propri figli, ma riviviamo anche la gioia di

tante altre che grazie all’impresa di quelli hanno potuto consegnare confini più certi alla propria progenie. Fra tante forti e contrastanti passioni difficile è trarre lucidamente un giudizio distaccato, ma giova forse lasciarsi pervadere dai valori che animarono le battaglie dei nostri soldati, onde trarne proficuo e durevole insegnamento.

L’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, di cui quest’anno è ricorso il centenario, segnò per il nostro popolo un cimento più nobile ed elevato di quello delle mere logiche di potere che animavano le altre nazioni europee. I nostri padri hanno combattuto per innalzare ancora una volta la sacra bandiera del Risorgimento, per rivendicare sotto le insegne del Tricolore le terre irredente che ancora giacevano sotto il controllo del nemico. Sul campo si scontrarono due opposte concezioni del mondo: l’una liberale, che accesa come viva fiaccola nel Regno Sabaudo, aveva già richiamato al trionfo della sua luce i Regni Italiani, l’altra, incarnata dagli Imperi, intessuta dell’autoritarismo cupo di un potere dai risvolti sinistri e sconcertanti. Con noi, o concittadini, soffiava però irrefrenabile il vento di un destino diverso, che volle al di là del Piave metter fine al sopruso dello straniero e guadagnare ai fratelli nostri le più alte libertà civili e politiche garantite dallo Statuto di Sua Maestà Carlo Alberto ed oggi sancite dalla Costituzione della Repubblica.

In quegli anni al fronte, fra il fragore degli assalti e la polvere della terra inospitale, si raccolsero per la prima volta fianco a fianco le genti d’Italia e coloro i quali erano stati prima Piemontesi, Lombardi, Veneti, Toscani, Romagnoli, Romani, Napoletani, Siciliani, vollero finalmente chiamarsi con un nome solo: Italiani!

Che questa fede politica e che questa passione civile, ci siano compagne nel discernere le molte sfide che ancora attendono il Paese nostro. L’Italia sta crescendo e alle spalle ha lasciato i giorni più tetri della recente crisi. Se lecito è accostare a distanza di un secolo eventi pur tanto diversi, possiamo affermare senza timore di essere smentiti una verità profonda, che si cela dietro la domanda contenuta nel nostro Inno Nazionale. Esso infatti ci chiede: “Uniti per Dio chi vincer ci può?” Ebbene, il 4 Novembre del 1918 ha insegnato al mondo intero che nessuno ci potrà mai sconfiggere!

Portate dunque l’esempio dei padri nei vostri cuori, pronti allo spontaneo sacrificio ed al gratuito servizio del bene comune e non stancatevi mai di gridare al cielo vostro testimone queste parole: W l’Italia, W gli Italiani!

Samuele Crosetti

Con amicizia letto da Arnaldo Mitola

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