Contesti musicali – Musica klezmer a Firenze

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Non so se voi conosciate le melodie ebraiche dell’Oriente, e dunque cercherò di darvi un’idea di questo tipo di musica. Credo di caratterizzarla nella maniera più chiara possibile definendola un incrocio tra Russia e Gerusalemme, di canti popolari e di salmi. Questa musica è una musica “patetica” da sinagoga e, nello stesso tempo, piena di popolare ingenuità”. – Joseph Roth, Ebrei Erranti, 1927

Nel mondo ebraico il suono ha un ruolo primario – nel Capodanno ebraico si soffia nello shofar per ricordare la creazione del mondo che fu annunciata dalla sonorità di un corno d’ariete, e tutto il mondo mistico e filosofico ebraico è pieno di rimandi all’importanza del suono, della voce, del canto nel rapporto tra Dio e gli uomini. Si pensa che l’impossibilità di dedicarsi alle arti figurative abbia spinto gli ebrei a concentrare le proprie capacità artistiche sulla musica. In questo modo la musica diventa una componente essenziale della preghiera e dei momenti di riunione nelle comunità ebraica rivolti a Dio: la musica è quindi un canale privilegiato nel rapporto con la divinità, in relazione inscindibile con la parola.

Nel saggio La musica nella tradizione ebraica Enrico Fubini dice: “Tutta la vita ebraica è scandita da ritmi ben precisi che ne costituiscono in qualche modo l’essenza, l’anima, il suo significato più profondo (…) e anche la musica è essenzialmente temporalità, memoria, ritmo (…). Tra la musica e l’ebraismo c’è un un’affinità profonda che va al di là della vaga metafora! Si potrebbe affermare che tutto l’ebraismo, la sua stessa essenza, è una musica, o meglio una forma di musica, o, in altre parole, un tentativo di imporre una forma al tempo.”

Il mondo musicale ebraico si divide in due correnti – che rappresentano anche quelli che sono i due grandi rami della diaspora – quello sefardita e quello askenazita, differenti oltre che per tradizioni anche per luogo. Mi concentrerò nell’approfondimento della musica askenazita, concentrata per lo più nell’Europa orientale: la musica klezmer e la canzone yiddish.

L’yiddish è una lingua nata nell’Europa orientale attraverso la quale le diverse comunità ebraiche della zona mantennero, per un certo periodo, un punto di contatto; un comune sentire che varca i confini nazionali e fa di questo popolo una nazionalità. E’ una lingua senza limiti, nata da un miscuglio delle varie lingue della zona, russo tedesco rumeno ecc., e l’ebraico; una lingua parlata dal popolo e che parla del popolo, senza regole da seguire o limiti da porsi. Si differenzia dall’ebraico proprio per il suo utilizzo da vita quotidiana, mentre l’ebraico era reputata la lingua colta, la lingua della preghiera, la lingua scritta.

Con questa lingua vengono scritte musiche e testi intensi, dai mille sapori diversi, espressione di un popolo errante, coi suoi sentimenti e le sue vicende. “Canzoni d’amore, ninnananne, lodi al Signore, canzoni d’osteria: il sacro e il profano, la malinconia e la gioia, l’ironia, l’umorismo e il senso del tragico convivono spesso all’interno dello stesso brano, riflettendo quelle che sono le caratteristiche portanti del popolo errante” (Musica errante, Gabriele Coen e Isotta Toso). La canzone yiddish cambia anche a seconda dei momenti storici: dai ghetti fino ai campi di concentramento la canzone yiddish dà espressione alle sofferenze disumane dei condannati a morte, confortando, per quanto possibile, il suo popolo.

Nello stesso periodo, società e luogo nasce, insieme alla lingua, uno stile di musica popolare chiamata musica klezmer. La parola klezmer deriva dai termini ebraici kley e zemer (strumento per il canto)  e individua la musica popolare prevalentemente strumentale degli ebrei dell’Europa orientale, conservata ed elaborata a partire dal secolo XVII a dispetto delle difficili condizioni materiali e spirituali sofferto a causa dei regolamenti e divieti di imperatori, papi e zar.

Nella musica klezmer vivono, insieme a formule espressive e religiose tipicamente ebraiche, le tradizioni musicali di Romania, Polonia, Ucraina e Russia. Il klezmer è una forma di musica profana, ma è il prodotto di una società fortemente religiosa e prende spunto dai rumori della strada come dal canto della sinagoga. Proprio sotto questo aspetto si può vedere la sua concordanza con l’yiddish – è una musica senza regole, nata per la sua essenza, per esprimere sentimenti e sensazioni, e come questi non hanno limiti, neanche la musica klezmer ne ha. Non ha limiti di appartenenza, perché in essa si trovano fattori di più musiche popolari tipiche di una zona che non si limita all’est Europa ma si espande anche in America; non ha limiti di espressione, poiché essa è profana e sacra, comica e tragica, malinconica e gioiosa.

Le radici della musica klezmer sono chiaramente identificabili nel repertorio religioso sinagogale delle comunità dell’Europa orientale, affidato al chazzàn, il cantore della sinagoga, che guida le preghiere dei fedeli specialmente nello shabbat e durante le feste. Il chazzàn godeva di grande popolarità all’interno delle comunità: con il suo canto libero riusciva ad esprimere gli stati d’animo del popolo. Tutto il repertorio klezmer è intriso di questa religiosità orientale: a volte felice, a volte cupa e triste. Nel diciannovesimo secolo la musica ebraica del sud-est europeo si affermò sia nella produzione sinagogale sia in quella popolare. Così, in Polonia e in Lituania i chazzanim ebbero un gran successo. Avevano uno stile ricco di fantasia, variazioni ed improvvisazioni, valori musicali da sempre banditi da rigidi schemi fissi del canto sinagogale dei paesi dell’Europa occidentale.

Ciò che era nato come semplice servizio delle funzioni religiose diventò, grazie alla chazzanut dell’Europa orientale, un’arte completamente autonoma dal punto di vista estetico. Da servitore della sinagoga, il chazzan si era così trasformato in un artista moderno.

La musica klezmer è strettamente legata all’essenza del chazzan dell’Europa orientale: le melodie hanno le stesse radici sinagogali e gli strumenti – in particolare violino e clarinetto – cercano di imitare la voce del cantore, di raggiungere lo stesso afflato spirituale. Il musicista klezmer rappresenta la versione profana del chazzàn, colui che non rimane nella sinagoga ma esce pieno di melodie che è riuscito a rendere, dopo averle cantate per anni, sue, accompagnando e commentando tramite la musica ogni momento della vita.

Con l’immigrazione degli ebrei negli Stati Uniti, il klezmer si ampliò ancora di più e subì numerosi cambiamenti. Si è contaminato con il jazz e lo ha sotto certi aspetti influenzato nel periodo del suo formarsi come espressione artistica originale.

La musica klezmer ha continuato sempre ad esistere negli USA, nonostante abbia rischiato molto tra gli anni ’30 e ’60 per i nuovi ebrei nati negli Stati Uniti che desideravano sentirsi parte della nuova patria. Dopodiché il klezmer riacquisì una propria forza e si diffuse i particolar modo negli anni ’70 e ‘80, dilagandosi anche in Europa – Francia, Germania, Olanda, e per ultimo anche in Italia.

Igor Polistsky, membro del gruppo “Klezmerata Fiorentina”, dice: “la Musica della mia famiglia, le vecchie melodie che nell’Ucraina della mia infanzia non si sentivano né alla radio o alla televisione, né nelle sale da concerto, ma solo nelle nostre case e durante le feste private. Erano le case e le feste dei sopravvissuti alla Catastrofe, dove la gente si trovava, schiacciata dalle sue perdite, incredula e felicissima di essere viva. E questa era la loro Musica, miracolosamente sopravvissuta con loro. Quando ballavano, quando cantavano i canti stranamente orientali, riuscivano a trasmettere quel senso dell’immenso dolore e, nello stesso tempo, dell’altrettanta immensa gioia della vita, che da sempre significa per me l’essenza della vera Musica ebraica.”

 Oltre alla Klezmerata Fiorentina, a Firenze ci sono altri gruppi di musica klezmer, tra cui la Balagan Cafè Orkestar, composta da musicisti di tutte le età. A questo proposito è reperibile il seguente link scritto da Simone Somekh: http://www.simonsays101.com/it/balagan-cafe-orkestar-il-klezmer-dei-giovani-fiorentini

Tamar Levi

Bibliografia

Gabriele Coen e Isotta Toso “Musica Errante – tra folk e jazz: klezmer e canzone yiddish”, Nuovi Equilibri, 2009

Sergio Cervato, Andrea Portera e Letizia Putignano Poli, Contesti Musicali

http://www.klezmeratafiorentina.com/

http://clarinet-klezmer.com/An-introduction-to-Klezmer.html

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